1259 o.c.

Gli orafi Ceretti

L’Arte Orafa Etrusca nel Cuore di Palestrina

Custodito tra le mura storiche di Palazzo Barberini, il laboratorio 1259 o.c. non è solo una bottega, ma un ponte teso tra la contemporaneità e un passato millenario.

Oggi, a guidare questa straordinaria eredità è Irene, che insieme al padre e allo zio rappresenta il volto contemporaneo della quarta generazione di una famiglia di artigiani orafi che ha fatto della custodia del tempo la propria missione.

Il nome scelto per questa fase dell’attività, 1259 o.c., racchiude un omaggio profondo alle proprie radici: se da un lato richiama lo storico marchio di fabbrica ottenuto dal nonno negli anni ’80, dall’altro gioca con le iniziali della famiglia — Orafi Ceretti — creando l’illusione di una data antichissima, a sottolineare come la loro visione del gioiello sia un’unione senza tempo tra modernità e tradizione dinastica.

La storia di questa eccellenza inizia con il bisnonno, incisore presso il Poligrafico di Stato, la cui perizia permise al nonno di apprendere in bottega quei segreti che oggi Irene e la sua famiglia proteggono gelosamente. Il cuore pulsante del loro lavoro risiede nella riscoperta e nell’applicazione della tecnica della Granulazione, un’arte che sfida le leggi della fisica e che gli Etruschi portarono alla perfezione oltre duemila anni fa.

Questa lavorazione, che pochissimi al mondo sono ancora in grado di eseguire con tale rigore filologico, consiste nel realizzare manualmente migliaia di minuscole sfere d’oro — i granuli — partendo dalla fusione di sottilissimi fili.

 La vera magia risiede nel processo di saldatura: ogni singolo granulo deve essere accostato agli altri e fissato alla base metallica in modo quasi invisibile, senza l’ausilio di saldature moderne che ne altererebbero la perfezione. È un lavoro di pazienza infinitesimale e precisione assoluta, che trasforma l’oro in un ricamo tridimensionale capace di catturare la luce in modi che nessun macchinario industriale potrebbe mai replicare.

Il legame con Palestrina e con Palazzo Barberini è, in questo senso, viscerale e indissolubile.

La maestria di Irene, del padre e dello zio trae ispirazione diretta dai ritrovamenti dei tesori delle tombe Bernardini e Barberini, scoperti alla metà dell’Ottocento nella necropoli della Colombella. Sebbene quegli incredibili corredi — oggi considerati l’esempio più alto e importante dell’arte orafa etrusca mai rinvenuto — siano attualmente esposti al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la loro anima e il loro segreto costruttivo continuano a vivere tra le mani dei Ceretti proprio nel luogo dove furono originariamente deposti.

Lavorare all’interno del Palazzo significa onorare quotidianamente quella storia, riportando in vita ogni giorno la magia di un gioiello che non è solo un ornamento, ma un frammento di storia millenaria e un capolavoro di artigianato artistico apprezzato in tutto il mondo.